L’appello

“Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato” recita l’articolo 27 della Costituzione Italiana. Eppure, come ha sancito recentemente la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo con la sentenza di condanna dell’Italia per il sovraffollamento carcerario, la pena detentiva nel nostro Paese costituisce per molte persone detenute una forma di trattamento inumano e degradante.

Da anni gli operatori penitenziari, i volontari e tutti coloro che visitano le carceri italiane denunciano la diffusa violazione dei diritti e della dignità delle persone detenute. Non c’è solo l’ormai nota questione del sovraffollamento; le criticità sono tantissime, tra cui ricordiamo:

  •     l’elevato numero di decessi e di suicidi: nel solo 2012 sono stati registrati almeno 154 decessi nelle carceri italiane, di cui 60 suicidi, a cui vanno aggiunti i frequenti suicidi anche tra gli agenti di polizia penitenziaria;
  •     l’anomalia tutta italiana di un sistema penitenziario in cui più del 40 per cento persone delle persone ristrette sono detenute in attesa di giudizio;
  •     la mancanza di opportunità di lavoro e formazione che, per legge, dovrebbero essere obbligatorie per tutti i detenuti condannati come elemento fondamentale per costruire il reinserimento sociale alla fine della pena: si è scelto invece di tagliare pesantemente su questa voce, visto che le risorse ministeriali per le “mercedi” (cioè la retribuzione del lavoro interno agli istituti) sono scese dagli 11milioni di euro del 2010 a tre milioni nel 2012;
  •     l’elevata presenza in carcere di persone con problemi di consumo o abuso di sostanze stupefacenti o per violazione della normativa sulle droghe: secondo dati recenti del Consiglio d’Europa il 38,4 per cento della popolazione detenuta in Italia è in carcere per questo, mentre in Francia, Germania o Inghilterra questa percentuale è di circa il 15 per cento;
  •     la diffusione di problematiche sanitarie e soprattutto di varie forme di disagio psichico tra la popolazione detenuta: solo limitandosi ai casi presi in carico dal servizio sanitario interno alle carceri, circa un quarto delle persone detenute manifesta gravi forme di disturbo psichico;
  •     la forte discriminazione dei detenuti stranieri che, rispetto agli italiani, faticano molto di più ad accedere alle misure alternative alla detenzione;
  •     lo scarsissimo investimento di risorse e di personale sugli aspetti trattamentali e non solo custodiali della pena detentiva.

Problemi ormai ben noti, ma in tutti questi anni la politica non è stata capace di promuovere alcun intervento realmente efficace. Sono state proposte solo soluzioni tampone, incapaci di incidere realmente alla radice dei problemi. Eppure le soluzioni sono state più volte indicate: depenalizzare i reati minori; introdurre nel Codice penale un sistema articolato di pene alternative alla detenzione per rendere finalmente effettiva l’idea del carcere come extrema ratio; cancellare tre leggi – la legge Fini-Giovanardi sugli stupefacenti, la legge Bossi-Fini sull’immigrazione e la legge ex-Cirielli per quanto riguarda la recidiva – che sono le principali cause del sovraffollamento carcerario.

La dignità delle persone non può attendere: non è ammissibile che in carcere entrino più persone rispetto al numero dei posti letto realmente disponibili. Occorre dare piena attuazione alla recente normativa per il superamento degli OPG attrezzando il territorio alla presa in carico delle persone attualmente internate. Occorre inoltre che il nostro paese si allinei al resto del mondo civilizzato dotandosi, come richiesto dalle convenzioni internazionali a cui l’Italia ha formalmente aderito, di un organismo nazionale di tutela e garanzia dei diritti delle persone private della libertà e introducendo il reato di tortura.

Con questo appello intendiamo richiamare la politica alle sue responsabilità. Vogliamo che il nuovo Parlamento si impegni a restituire diritti e dignità alle persone detenute. Chiediamo ai candidati alle prossime elezioni nazionali e regionali di porre questi temi al centro della loro proposta politica.

Vedi l’elenco di tutti i firmatari

Scarica l’appello in versione Pdf

Le adesioni sono concluse. Grazie a tutti i firmatari

[L’elenco completo dei firmatari verrà presto aggiornato in maniera definitiva. Ci scusiamo per il ritardo, ma le adesioni sono state davvero numerose e l’inserimento manuale dei firmatari è una procedura che richiede tempo]

One thought on “L’appello

  1. Francesco Condello May 7, 2013 at 3:53 pm Reply

    Condello Francesco

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