La sentenza CEDU

La Corte Europea per i Diritti dell’Uomo con sede a Strasburgo punta il dito contro l’Italia, per la situazione delle carceri e parla di violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea sui diritti umani che vieta la tortura o il trattamento disumano o degradante 

La Corte, che non è un organismo dell’Unione Europea ma del Consiglio d’Europa, ha anche esortato il nostro paese ad adottare entro un anno di tempo una misura o una combinazione di misure atte a rimediare alle violazioni della Convenzione risultanti dal sovraffollamento delle carceri.

La pronuncia della Corte si basa sui casi di alcuni detenuti condannati a scontare pene detentive nelle carceri di Busto Arsizio e Piacenza e che hanno denunciato il fatto di aver dovuto condividere con altri due carcerati una cella di 9 metri quadrati, e lamentato la mancanza di acqua calda e in alcuni casi di un’adeguata illuminazione delle celle.

Per la Corte, i detenuti in questione sono stati soggetti a trattamento degradante e disumano come risultato del fatto di aver dovuto condividere uno spazio ridotto con altre due persone e che sono stati vittime di discriminazione rispetto ai detenuti che si trovano in condizioni di detenzione migliori.

Per il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, “la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo rappresenta un nuovo grave richiamo alla insostenibilita’ della condizione in cui vive gran parte dei detenuti nelle carceri italiane. Si tratta di una mortificante conferma della perdurante incapacita’ del nostro Stato a garantire i diritti elementari dei reclusi in attesa di giudizio e in esecuzione di pena e nello stesso tempo di una sollecitazione pressante da parte della Corte a imboccare una strada efficace per il superamento di tale ingiustificabile stato di cose”.

Leggi la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo dell’8 gennaio 2013 “Causa Torregiani e altri contro Italia”

Leggi il commento dell’Osservatorio Carcere dell’Unione delle Camere penali italiane sulla sentenza della Corte Euroea dei Diritti dell’Uomo

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